Made In Italy e 100% Made in Italy: scopri come funziona e quando puoi utilizzarlo per i tuoi prodotti.

Made in Italy è una dicitura che si può utilizzare solo se si rispettano le condizioni previste dalla legge. Vediamo quali sono in questo articolo

3 luglio 2020

Hélène Regnault de la Mothe
Made In Italy: quando utilizzarlo

Vorresti etichettare i tuoi prodotti Made in Italy?

Saprai di certo che i consumatori fanno sempre più attenzione all’origine geografica dei prodotti e che il richiamo al nostro territorio è di grande attrattiva in fase di acquisto di un prodotto, in quanto indicazione di eccellenza.

L’indicazione Made in Italy risulta infatti essere tra i primissimi marchi al mondo in termini di reputazione tra i consumatori.

Possiamo quindi senz’altro dire che i prodotti con la certificazione  in etichetta hanno una marcia in più rispetto agli altri.

Anche il mondo online ha iniziato a riconoscere grandissimo prestigio e valore alla certificazione, visto l’appeal che questa ha, indubbiamente, sui consumatori.

Lo sai che anche il colosso Amazon ha dedicato un’intera sezione della propria piattaforma alle vendite di prodotti “fatti in Italia”? In un altro articolo ti parleremo proprio della vetrina del Made in Italy di Amazon.

Ma quando può essere usato il marchio Made in Italy?

Molti sono portati a ritenere che questa certificazione sia riservata solo ai prodotti realizzati completamente in Italia. Invece, non è sempre così.

Infatti, anche se i tuoi prodotti sono in parte realizzati all’estero, ci sono alcuni casi in cui puoi comunque apporre questo prestigioso marchio sull’etichetta.

Quali sono? Vediamoli insieme.

 

Made in Italy Safety Brand

 

Made in Italy: Normativa e provenienza delle materie prime

Come saprai, questo marchio garantisce l’origine italiana di un prodotto. Questo segno, quindi, riguarda sicuramente tutti i prodotti interamente realizzati o ottenuti nel territorio italiano.

Il Made in Italy garantisce l'origine italiana di un prodotto

Ad esempio, la frutta che viene raccolta in Italia può utilizzare questa dicitura. Ti sorprenderà allora scoprire che questa certificazione non è riservata solo a chi usa esclusivamente materie prime italiane. Anche i prodotti realizzati in Italia con l’uso di materie prime importate dall’estero possono essere, in alcuni casi, dichiarati “made in Italy”. Per ogni settore di riferimento (pelletteria, tessile, etc.), la legge ha individuato le specifiche fasi di lavorazione di un prodotto e, in base all’importanza di queste fasi, viene stabilita l’origine geografica del prodotto finito.

 

Facciamo un esempio

 

Un’impresa italiana che importa fibre di lana dall’estero e le trasforma in tappeti all’interno del proprio stabilimento italiano, potrà vendere questi prodotti usando il marchio Made in Italy.

L’uso di questa certificazione è in linea con la legge.

Come mai? Semplice: perché la trasformazione del prodotto (quindi il passaggio da materia prima a prodotto finito) – quindi quella che la legge definisce “lavorazione sostanziale” - è avvenuta in Italia.

In altri termini, non esisteva il prodotto “tappeto” nel Paese di provenienza della merce, che invece è stato realizzato in Italia ed è, dunque, a tutti gli effetti un prodotto italiano.

Vi sono però alcuni casi in cui per poter correttamente utilizzare questa dicitura solo una percentuale di materia prima può essere importata dall’estero, mentre la restante componente di materiale deve essere italiana.

Ad esempio, se la tua azienda produce abitidi cotone,  la maggior parte dei materiali dovrà avere origine italiana.

Diversamente, gli abiti verranno considerati di origine straniera e non potrai usare il marchio Made in Italy.

 

Altri Paesi coinvolti nei tuoi prodotti

Abbiamo visto che la certificazione non riguarda necessariamente solo prodotti italiani al 100% ma che, a seconda dei settori, dei materiali e delle lavorazioni sul prodotto, andrà valutata la possibilità di utilizzare questo marchio di prestigio. L’Italia, come noto, ha nella maggior parte dei casi bisogno di importare materie prime dall’estero. Per questo motivo, sarebbe troppo gravoso chiedere alle nostre aziende di utilizzare solo materie prime italiane per i loro prodotti per poterli dichiarare “fatti in Italia”.

Con la tutela dei prodotti realizzati in Italia si vuole dare slancio e protezione a quella creatività, originalità e capacità produttiva che contraddistinguono i prodotti italiani nel mondo, senza però penalizzare le aziende che non possono, in moltissimi casi, beneficiare di materie prime locali.

Spesso, infatti, le imprese del nostro paese sono costrette a utilizzare tessuti indiani o cinesi per il confezionamento dei propri vestiti o grano canadese per la pasta alimentare.

In molti casi, queste imprese possono comunque usare il marchio Made in Italy se una parte rilevante del processo di produzione viene svolta in Italia.

Non può chiaramente trattarsi di una parte qualsiasi, ma deve essere un’attività importante nella realizzazione del prodotto finale.

Cerchiamo di capire meglio questo punto.

 

Lavorazione sostanziale in Italia

Come abbiamo visto, la certificazione riguarda non soltanto i prodotti realizzati interamente in Italia, ma anche quelli di origine parzialmente straniera.

Per quest’ ultimi la legge richiede però che sia svolta in Italia l’ultima trasformazione o la lavorazione sostanziale.

Ma cosa si intende per ultima trasformazione o lavorazione sostanziale?

Significa che devono essere svolte in Italia quelle operazioni capaci di trasformare i materiali importati dall’estero nel prodotto finale immesso sul mercato o, comunque, quelle attività di fondamentale importanza all’interno del processo di produzione.

Inoltre, tali operazioni devono portare ad un cambiamento di valore del prodotto trasformato.

Non sono ovviamente considerate rilevanti, al fine di ottenere la certificazione, le attività non necessarie alla trasformazione di un prodotto.

 

Ecco alcuni esempi di operazioni che rendono un prodotto italiano anche in presenza di materie prime straniere:

  • Nel caso di calzature, la fabbricazione in Italia con uso di suola di provenienza estera
  • Nel caso della carne, la macellazione dell’animale in Italia preceduta da un periodo di ingrassamento sul territorio nazionale

Ecco invece alcuni esempi di operazioni che non possono rendere italiano un prodotto:

  • Semplice etichettatura o confezionamento in Italia
  • Assemblaggio di più parti in un unico prodotto
  • Lavaggio o pulizia del prodotto

Facciamo un esempio: se un’impresa di abbigliamento italiana che importa giacche realizzate in Francia si limita ad aggiungere i bottoni nel proprio stabilimento, l’origine delle giacche sarà francese e l’impresa italiana non potrà utilizzare il marchio Made in Italy.

L’origine italiana indica quindi il luogo di principale produzione del bene, non (o non necessariamente) la provenienza del materiale con cui quel prodotto è stato realizzato.

 

100% Made in Italy 

A questo punto, ti sarà chiaro che esistono due generi di prodotti che possono dirsi italiani secondo la normativa:

  • Quelli ottenuti o realizzati interamente in Italia.
  • Quelli che hanno subito in Italia l’ultima trasformazione o la lavorazione sostanziale.

Progetti e realizzi i tuoi prodotti completamente in Italia e vuoi, giustamente, pubblicizzare questa caratteristica della tua azienda? In questo caso, esiste una certificazione più specifica per la promozione dei tuoi prodotti. Stiamo parlando del marchio 100% Made in Italy, detto anche “tutto italiano” o “100% italiano”. Le condizioni per ottenere questa certificazione sono, come è facile comprendere, più restrittive di quelle previste fino ad ora.

Questa certificazione, rilasciata dall’Istituto per la Tutela dei Produttori Italiani, può essere usata solo per i prodotti ideati e realizzati interamente in Italia. Per poter apporre sui propri prodotti la certificazione 100% Made in Italy è necessario che tutte queste operazioni avvengano nel nostro paese:

  • Progettazione
  • Lavorazione
  • Confezionamento 

La produzione del prodotto deve quindi essere interamente italiana. Oltre alla produzione tutta italiana, sono richieste anche altre condizioni:

  • Uso di semilavorati italiani
  • Stile di lavorazione tipicamente italiano
  • Materiali di prima scelta

Chi vuole usare il Marchio 100%  deve quindi presentare domanda all’Istituto per la Tutela dei Produttori Italiani e fornire prova che la propria azienda rispetta tutte le condizioni previste dal disciplinare del marchio.

L’Istituto, proprio a garanzia dell’autenticità del prodotto e dei benefici che tale certificazione comporta, effettua verifiche sulla documentazione e controlli periodici nei confronti delle imprese autorizzate all’uso di tale marchio.

Il marchio 100% Made in Italy sintetizza quindi i valori rappresentativi della qualità produttiva, della creatività e dello stile tutto italiano.

Uno dei valori aggiunti da questa certificazione è dato dal fatto che i consumatori avranno sempre la possibilità di tracciare il prodotto e verificare la vera origine del prodotto italiano certificato, tramite un accesso al sito www.madeinitaly.org

 

Le sanzioni previste

Come hai visto, possono usare il marchio che vanta prodotti realizzati in Italia molti più soggetti di quelli che forse immaginavi. Prima di contraddistinguere i tuoi prodotti con questa indicazione, però, assicurati di rispettare tutte le condizioni necessarie. La legge prevede infatti delle sanzioni molto severe per chi utilizza la certificazione  senza averne diritto.

È sanzionato anche l’uso di bandiere tricolori, immagini e denominazioni che possono ingannare i consumatori sull’origine dei prodotti. E poco importa se hai usato questi segni credendo, in buona fede, di poterlo fare.

Anche in questo caso, la violazione delle norme sull'origine dei prodotti viene considerata dalla legge reato di vendita di prodotti con segni mendaci.

Nel caso del marchio 100% Made in Italy le sanzioni sono sensibilmente più severe, arrivando anche a diverse migliaia di Euro e alla confisca dei beni contraffatti.

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